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Una Marcia della pace nel cuore del deserto industriale della Sardegna, il Sulcis, per rivendicare il diritto al lavoro e alla salute. E' stato scelto un luogo simbolo della povertà per la XXIX edizione dell'iniziativa promossa ogni anno dalla diocesi di Ales-Terralba e dalla Caritas regionale.
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Circa cinquemila persone si sono radunate nel pomeriggio davanti alla Grande miniera di Serbariu, a Carbonia, per poi incamminarsi verso piazza Roma, nel centro della città. Per la prima volta nella sua storia, la Marcia si è spostata da Oristano al Sulcis, la provincia più povera d'Italia con un altissimo tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, e dove le aziende che prima producevano benessere hanno chiuso, lasciando aperte solo le vertenze. Tra i partecipanti al corteo, molti lavoratori ex Alcoa e della Carbosulcis e tutti i rappresentanti delle varie sigle sindacali.
Lavoro, povertà e ambiente, proprio questi i temi guida della Marcia aperta con un brevissimo discorso del vescovo della diocesi di Ales-Terralba, Giovanni Dettori. "Il problema non è solo l'inquinamento – ha detto l'alto prelato – ma il lavoro, la mancanza di occupazione. Serve un'azione sinergica per incoraggiare le politiche del lavoro e la salvaguardia dell'ambiente". Sulla stessa linea don Angelo Pittau, promotore fin dal 1987 della Marcia di fine anno. "La scelta di Carbonia non è casuale – ha sottolineato – perché la città mineraria prima significava lavoro e benessere per tantissima gente, oggi, invece, è l'emblema del non lavoro, della disoccupazione, della devastazione del territorio, della povertà".
Ad aprire il corteo un lungo striscione con la scritta "Vinci l'indifferenza e conquista la pace" tenuto da un folto gruppo di migranti che hanno voluto esserci in questa giornata speciale.
Dietro i vescovi, le varie autorità, con i sindaci in testa, operai e pensionati, studenti e disoccupati, associazione di consumatori e delle forze dell'ordine, volontari e scout giunti da tutta la Sardegna.
Combattere l'immobilismo e la rassegnazione con la solidarietà. E' questa la "ricetta" emersa per uscire dalla crisi e non solo nel corso della XXIX Marcia della Pace che si è appena conclusa a Carbonia. Un consiglio rimarcato a chiare lettere nel corso di tutti gli interventi in piazza Roma dove si è fermato il corteo formato da circa cinquemila persone.
"Sostituiamo la parola ormai con la parola ancora, la forza della pace è vincere la rassegnazione. Bisogna educare e credere nel futuro dei giovani e cogliere i semi positivi della solidarietà", ha sottolineato monsignor Giancarlo Maria Bregantini, vescovo metropolita di Campobasso già vescovo di Locri, minacciato di morte della 'ndrangheta per la sua attività a sostegno della legalità, ospite-testimone della marcia della pace nel corso del suo intervento che ha chiuso la manifestazione.
Bregantini, che in mattinata aveva tenuto anche dei workshop con i ragazzi, ha anche parlato dei detenuti che come dice il Papa, "dovrebbero scontare pene alternative fuori dal carcere".
Prima di lui hanno preso la parola il sindaco di Carbonia Giuseppe Casti che ha evidenziato la profonda crisi che vive il territorio e l'impegno delle istituzioni e del Comune per aiutare i deboli e poveri, chiedendo di puntare sulla solidarietà e l'integrazione.
Si è soffermato sulla crisi del territorio anche il vescovo di Iglesias, Giovanni Paolo Zedda. "Viviamo una crisi senza fine che minaccia la coesione sociale e insidia la speranza dei giovani – ha sottolineato l'alto prelato – Non è giusto delegare alle istituzioni le soluzioni dei problemi, ogni persona deve sentire la propria responsabilità". Combattere rassegnazione e indifferenza è la richiesta fatta dall'arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio. "Ricordo altri momenti come questo a Carbonia – ha detto – è un momento di consolazione ritrovarsi per superare l'indifferenza. Una indifferenza che nasce dalla rassegnazione qui dove si fanno promesse che spesso non vengono mantenute. Ma la rassegnazione ci porta all'immobilismo. Che la nostra preghiera si trasformi in impegno concreto e quotidiano".
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