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La Sardegna è la sesta produttrice di legumi in Italia. Dei 68.468 ettari coltivati e dei 1.343.165 quintali di legumi prodotti a livello nazionale (dati Istat riferiti al 2011) l'isola contribuisce con circa 4 mila ettari (3.733) per una produzione di quasi 50 mila quintali (49.232). Oltre mille ettari in più rispetto al 2000.
La maggiore produttrice è di gran lunga la Sicilia, che ne coltiva oltre un terzo della superficie totale (25.091 ettari) per una produzione di 339.772 quintali. Sono le cifre di un report di Coldiretti. "Una sana dieta non può prescindere dai legumi. Prodotti alla base della dieta mediterranea e di quella sarda della longevità in particolare, grazie alla quale siamo la seconda regione al mondo in cui si vive più a lungo – sostiene il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu, ricordando che la Fao ha dichiarato il 2016 anno internazionale dei legumi -. Per questo occorre incentivarne la coltivazione e il consumo, anche perché la terra e il clima sono favorevoli. Si adattano a terreni aridi e non necessitano di molta acqua".
A livello locale la provincia in cui si impiega il maggior numero di ettari per i legumi è Cagliari: sempre secondo i dati Istat, se ne coltiva circa la metà del totale sardo (1814 la superficie coltivata; 20445 i quintali prodotti). Le fave sono i legumi che coltiviamo di più, circa il 60 per cento, seguite dai ceci, 20 per cento. Altri legumi presenti nelle coltivazioni sarde sono piselli, fagioli, cicerchie e lenticchie.
"Oltre alle qualità importanti per la salute umana ed animale – spiega il presidente di Coldiretti Cagliari Efisio Perra – i legumi hanno una valenza ambientale fondamentale, in quanto combattono i cambiamenti climatici, servono per il miglioramento ed il ripristino della fertilità del suolo e per promuovere la biodioversità".