"Arbeit macht frei: il lavoro rende liberi. Si staglia nero come la notte tra la candida neve. Ma il lavoro, ad Auschwitz, non rende liberi". Hanno condiviso un'esperienza forte e unica quattro ragazzi: Mark, Eleonora, Lorenzo e Irene, studenti Erasmus in Polonia: la visita al campo di concentramento.
Mark D'Hallewin, cagliaritano, studia Economia come Eleonora Larocca, 24 anni di Roma, e Lorenzo La Palombara, 27 anni di Chieti; invece Irene Chiovelli, 21 anni di Viterbo, studia italianistica di editoria.
Questo il loro racconto: "Passati i controlli arriviamo all'entrata senza rendercene conto. La rete e il filo spinato circondano il terreno. L'abbiamo sempre vista in fotografia, sui libri di storia o nei film, attraverso il filtro della distanza, temporale e spaziale. Ora è lì, davanti a noi, esile, poco appariscente, muta testimone delle atrocità commesse dentro le sue mura. La guida, una signora minuta, ci fa strada tra gli edifici di mattoncini rossi. Il luogo, da solo, è eloquente, eppure sono state proprio le sue parole a rendere tutto ciò indelebile, nella nostra mente e nel nostro cuore. Ogni singolo racconto penetra dentro, sotto la pelle – raccontano Mark e i suoi amici – i brividi arrivano fino alle ossa e non è facile distinguere le varie sensazioni che si aggrovigliano dentro di noi: angoscia, dolore, rabbia, compassione".
"E' stato come tornare indietro nel tempo per osservare da una posizione privilegiata il susseguirsi di quell'agghiacciante monotonia: l'arrivo dei deportati, la divisione, la classificazione, la morte, un ciclo implacabile. Blocco per blocco ci siamo addentrati in questo tunnel di ricordi. Le ciocche di capelli, gli occhiali, le protesi, le scarpe, accatastati in cumuli anonimi, lanciano urla silenziose. Questa percezione ci accompagna passo passo. In ogni stanza – concludono i quattro studenti – il silenzio è assordante e la voce della guida non riesce a coprirlo del tutto. Aumenta invece, sempre più, la nostra pesantezza, il nostro disorientamento, per nulla paragonabile a quello di donne, uomini, bambini che per il capriccio di un uomo hanno varcato, da vivi, le porte dell'inferno".
Il silenzio del lager: studenti raccontano la visita ad Auschwitz







