L'amianto ad Ottana (Nuoro) c'era ma la concentrazione era inferiore rispetto a quanto previsto dalla normativa per ottenere i benefici pensionistici. Sulle 1441 richieste da parte di lavoratori sani esposti all'amianto, di cui 843 a Ottana, ne sono state accolte solo 12, mentre su 77 richieste di riconoscimento di malattie professionali fatte da altrettanti lavoratori malati, ne sono state riconosciute sei.
Sono i dati diffusi oggi dall'Inail, nel corso di un incontro nella sede di Cagliari voluto dall'Istituto alla luce della bufera piombata sull'ex stabilimento Enichem e sull'ex Montefibre dopo l'esposto presentato alla Procura di Nuoro dall'Associazione italiana esposti amianto e da Medicina democratica, sulle troppe morti per tumori di lavoratori che nel corso degli anni potrebbero essere stati esposti all'amianto, culminata in questi giorni nei sequestri di alcune aree da parte dei carabinieri di Ottana e del Noe di Sassari.
"Già nel 2004 l'istituto aveva risposto a questo quesito – ha sottolineato il direttore regionale dell'Inail, Enza Scarpa – stabilendo che vi era stata un'esposizione in misura di gran lunga inferiore rispetto a quella che la normativa richiede affinché si possa accedere ai benefici previdenziali da parte dei lavoratori sani. Questo ci ha impedito di rilasciare la certificazione per i benefici, ma allo stesso tempo ci ha consentito di riconoscere malattie professionali asbesto collegate e denunciate".
La normativa per i lavoratori sani esposti all'amianto per ottenere i benefici previdenziali prevede una esposizione a 100 fibre litro di amianto per otto ore al giorno ogni anno per dieci anni. A febbraio 2002, quando ormai lo stabilimento Enichem era chiuso, l'Inail ha eseguito degli accertamenti acquisendo elementi dai sindacati e dall'azienda, i primi avevano segnalato la lavorazione di 24 mila chili di amianto, mentre i secondi avevano dichiarato ben 123.410 chili di amianto trattato. Dagli accertamenti emerse un valore venti volte più basso rispetto a quello previsto dalla normativa.
La responsabile regionale dell'Inail ha spiegato che gli stessi accertamenti hanno permesso di riconoscere, quando sono arrivate le denunce, le malattie professionali collegate.
All'incontro di oggi erano presenti anche alcuni ex dipendenti i quali hanno elencato i nomi dei lavoratori morti per tumore nel corso del tempo, chiedendo spiegazioni sui riconoscimenti delle malattie professionali e sui tempi e le battaglie legali avviate per ottenere i benefici dai familiari di chi è già morto per tumore o malattie collegate in qualche modo all'esposizione all'amianto. E hanno annunciato che saranno presentate altre richieste.
L'Inail, dal canto suo, ha spiegato che analizzerà velocemente e con attenzione i vari casi.







