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Un esposto sulla presunta violazione delle norme che vietano la vendita di bombe e armi da guerra nei Paesi che violano i diritti umani è stato presentato questa mattina alla cancelleria della procura della Repubblica di Cagliari da Franco Uda e Carlo Bellisai, rappresentanti di associazioni che aderiscono alla Rete italiana per il Disarmo.
Come già avvenuto a Roma, Brescia e Verona, dunque, i militanti antimilitaristi si sono rivolti alla magistratura per provare ad arginare la vendita di ordigni.
"La Sardegna è pesantemente coinvolta – hanno detto i due esponenti – anche per la fabbrica di Domusnovas, nel Sulcis, e, come abbiamo potuto vedere tutti, per le bombe che partivano con i voli". Ma quella degli antimilitaristi non è una battaglia contro i dipendenti della fabbrica sulcitana. "Non siamo contro i lavoratori – hanno rimarcato – ma bisogna garantire loro una occupazione che non generi però una fabbrica di morte. I dipendenti non hanno colpe ma la politica deve dare risposte".
La Rete Italiana per il Disarmo sta presentando esposti in varie procure d'Italia per chiedere di indagare sulle spedizioni di bombe dall'Italia all'Arabia Saudita. Analoghe denunce verranno presentate anche a Pisa, Perugia, La Spezia ed altre città italiane, per la violazione dell'articolo 1 della legge 185/90 che vieta l'esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani. "Siamo giunti a questa decisione – ha concluso Uda, coordinatore nazionale Arci Pace, solidarietà e cooperazione internazionale, segretario regionale dell'Arci Sardegna e portavoce della Tavola Sarda della Pace – a seguito delle continue spedizioni di tonnellate di bombe dalla Sardegna: armi che servono a rifornire la Royal Saudi Air Force che dallo scorso marzo sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite, esacerbando un conflitto che ha portato a quasi seimila morti di cui circa la metà tra la popolazione civile (830 tra donne e bambini) e alla maggior crisi umanitaria del Medio Oriente".