Ancora non arrivano conferme, ma a Capoterra si vivono già ore di angoscia e apprensione sulla possibile morte di Fausto Piano, il meccanico di 60 anni rapito in Libia il 20 luglio dello scorso anno. "Mi hanno chiamato – ha detto il sindaco, Francesco Dessì – ma ancora non abbiamo conferme ufficiali".
Proprio il primo cittadino due settimane dopo il sequestro aveva organizzato una fiaccolata per chiedere la liberazione di Fausto Piano.
"Se la notizia dovesse essere confermata per noi è una giornata drammatica. Tutta Capoterra è vicina ai familiari di Fausto", ha sottolineato il sindaco di Capoterra, Francesco Dessì, a poche ore dalla diffusione delle notizie sulla possibile morte in Libia del tecnico Fausto Piano.
"Una grande persona – ha detto Dessì riferendosi al suo concittadino – ed un gran lavoratore. La comunità è accanto alla famiglia".
Un testimone libico, rientrato a Tunisi da Sabrata, riferisce all'ANSA che i due ostaggi italiani "sono stati usati come scudi umani" dai jihadisti dell'Isis, e sarebbero morti "negli scontri" con le milizie di ieri a sud della città, nei pressi di Surman.
Era stato rapito il 20 luglio scorso Fausto Piano, il tecnico di 60 anni di Capoterra (piccolo comune dell'hinterland cagliaritano) che potrebbe essere uno dei due italiani uccisi in Libia. Con lui erano stati prelevati altri quattro colleghi. Piano lavorava per la Bonatti, una ditta impiegata nella costruzione di impianti petroliferi per conto di Eni.
Il sequestro era avvenuto nella zona di Mellitah, a 60 km da Tripoli.







