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Una comunità sotto choc. Incredula di fronte alla tragedia. A Capoterra, centro di quasi 25 mila abitanti alle porte di Cagliari, la notizia si è diffusa in un attimo. Tutti spiazzati, tutti si aspettavano il lieto fine. E invece il gelo: Fausto Piano, il tecnico di 60 anni della Bonatti di Parma, rapito lo scorso luglio in Libia insieme ad altri tre colleghi, è stato ucciso nel corso di una sparatoria nella regione di Sabrata.
"Pensavamo che finisse bene come per tanti altri ostaggi – dice all'ANSA Giancarlo Melis, compaesano e vicino di casa – Quando ho visto tante persone davanti alla loro casa ero convinto che fosse arrivata la buona notizia. E invece, purtroppo, era la peggiore delle notizie. Chiedevano in questi mesi con molto tatto – racconta – come stessero andando le cose.
Ma anche i familiari ci dicevano di saper poco, forse per mantenere una giusta e doverosa riservatezza. Un grande dolore per tutti".
C'è chi esce in lacrime da casa Piano, nel viavai di parenti e amici. Nessun commento, soprattutto dai familiari, ma lacrime che solcano il viso e un gesto fin troppo eloquente: le mani tra i capelli. Fausto Piano da 15 faceva su e giù dalla Libia: nel paese del Nord Africa lavorava come supervisor per la società di costruzioni Bonatti. Ma tutti a Capoterra, conoscevano lui e la sua famiglia. L'ultima rimpatriata in Sardegna risale a pochi giorni prima del suo rapimento. Poi la partenza, con il solito arrivederci. E invece il 20 luglio era arrivata la prima brutta notizia: rapito insieme a tre colleghi.
Capoterra si era subito mobilitata. Seguendo però lo stile della famiglia: riservatezza. Una strategia suggerita anche dalla Farnesina. Vicini ai Piano sì, ma senza fare troppo clamore. Forse per non compromettere una situazione delicatissima, fatta di trattative complesse, laboriose e sempre in bilico. Oltre mille persone avevano sfilato il 31 luglio per le strade del paese in una fiaccolata notturna partita da piazza della Chiesa e arrivata poi davanti all' abitazione della famiglia Piano in via Carbonia. Poi l'educato e collaborativo silenzio della comunità nella speranza che le trattative potessero approdare tranquillamente, senza scossoni, all'esito desiderato.
Invece la situazione è precipitata. Il sindaco parla a nome di tutti. "Una grande persona, un gran lavoratore – dice di Fausto Francesco Dessì – tutta la comunità è vicina alla famiglia". Dolore ma anche rabbia. "Chi l'ha ucciso – dicono in paese – è gentaglia". 

Il presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru segue "con trepidazione" le notizie che arrivano dalla Libia sulla sorte del tecnico di Capoterra, Fausto Piano.
Dalle presidenza della Giunta si apprende che il governatore è personalmente in contatto costante con l'Unita di crisi della Farnesina per avere informazioni certe sull'ostaggio sardo che sarebbe stato ucciso insieme all'operaio siciliano Salvatore Failla.