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"Abbiamo combattuto la partitocrazia, non possiamo accettare la sua degenerazione, cioè la correntocrazia. Lo dobbiamo ai sardi". Così Renato Soru, durante la direzione regionale del partito oggi a Oristano, ha confermato la linea del suo mandato per un partito unitario, radicato nei temi e nella guida della società.
"Io credo – ha proseguito Soru – che per sapere se il segretario ha o no una maggioranza, dovremmo interrogare i sardi. Perché la maggioranza non la dà né la direzione né l'Assemblea, l'hanno data i cittadini sardi con le primarie.
Questa è l'idea su cui è nato il Pd: sottrarre le decisioni più importanti dal controllo di pochi, restituendole agli elettori del Pd. Io rispondo di questa responsabilità davanti agli elettori. Oppure c'è un'altra ipotesi – ha detto ancora Soru – l'Assemblea sfiducia il segretario. Certamente se lo fa dà una risposta diversa da quella che avevano indicato i cittadini alle primarie e credo che abbia la responsabilità di argomentarlo molto bene, con motivazioni che adesso non vedo".
Nel suo intervento, il segretario regionale del Pd ha spiegato che "non è la sfida finale, siamo a un dibattito sereno su come si deve gestire un partito e su qual è il modo migliore per dare un contributo alla politica sarda attraverso la vita del nostro partito. Il tema è se questo partito deve essere gestito dalla maggioranza che ha vinto alle Primarie o se subito dopo il voto riscopre la sua dimensione di comunità unitaria e tutti subito iniziano a dare una mano per garantire la migliore e più ricca discussione politica all'interno dell'organo di indirizzo della Direzione".
Ancora, sulle correnti: "Non ha senso riferirsi non già alle modalità del passato, quanto al deterioramento di queste modalità che portano al perdurare delle divisioni e dei gruppi parcellizzati anche dopo il momento congressuale. Divisioni tanto più incomprensibili poiché non fondate sui grandi temi che interessano la vita dei sardi".