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"Per fare il segretario regionale del nostro partito non servono eccessi di competenze ma pazienza, tempo e capacità di sintesi; sintesi di visione, non sintesi di interessi di 'bottega'". Lo afferma Gianluigi Piras, esponente della "traversata" all'interno della direzione regionale Pd, che si inserisce nel dibattito aperto dopo le dimissioni di metà dei componenti della segreteria con le critiche al segretario Renato Soru sulla gestione del partito.
"A me piace ancora pensare che in questo partito non esistano botteghe ma semmai correnti, correnti di pensiero – spiega Piras commentando il botta e risposta tra Francesco Sanna e Silvio Lai – E che non occorra il continuo e romantico (ma poco concreto) richiamo all'unità ma che occorra un paziente sforzo che ci tenga dentro un disegno collettivo".
"Serve un congresso straordinario? Non lo so. Spero di no. Ma a questo punto penso di sì – argomenta l'esponente della direzione – Ma certamente non serve neanche un eccesso di immobilismo né di tattica. Serve generosità e protagonismo, e io credo che Renato Soru sia persona capace sia di generosità che di protagonismo. Nell'interesse dei sardi, non del Pd".
Secondo Piras, si è passati dal "non si fanno i caminetti perché si discuta negli organismi" al "non rispondo agli organismi ma direttamente agli elettori". Ecco allora che il congresso non deve rappresentare "un gioco di posizionamento tattico fine a se stesso, ma l'insieme di visioni diverse".