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Al vertice del gruppo criminale specializzato negli assalti ai portavalori sgominato questa mattina da Polizia e Guardia di finanza ci sarebbero i cugini Luca e Sergio Arzu, ed i fratelli Carlo, Gianluigi e Giovanni Olianas (quest'ultimo insospettabile vice sindaco di Villagrande Strisaili, in Ogliastra).
Sarebbero stati loro – secondo gli investigatori – a pianificare i colpi. Il gruppo criminale sarebbe responsabile anche di rapine a supermercati e istituiti di credito.

Tra i 20 arrestati della maxi operazione della Polizia di Stato di Nuoro e Cagliari per gli assalti ai portavalori c'è anche Gavino Pira, l'allevatore 46enne di Gavoi (Nuoro) pregiudicato per diversi reati e uno dei protagonisti del processo per l'omicidio di Dina Dore, la casalinga di Gavoi uccisa nel marzo del 2008 nel garage della sua abitazione.
Pira per diverso tempo è stato nel mirino degli inquirenti come persona informata dei fatti. L'allevatore era stato indicato agli investigatori dal marito della vittima, il dentista Francesco Rocca – condannato poi all'ergastolo come mandante dell'omicidio della moglie – come uno dei possibili sospettati del delitto. Rocca aveva riferito agli investigatori di avere dei pessimi rapporti con Pira per via di un terreno conteso ed era stato da lui indicato come "una persona che aveva forti risentimenti nei confronti della mia famiglia".
L'allevatore poi, secondo la difesa di Rocca, sarebbe stato l'artefice dei volantini anonimi diffusi nel paese barbaricino sui nomi dei colpevoli dell'omicidio ed era stato indicato come il "confidente" che attraverso un amico poliziotto avrebbe indirizzato le indagini verso Pierpaolo Contu (il giovane condannato a 16 anni come autore materiale del delitto) e lo stesso Rocca, che poi lo scagionò nel corso del processo. 

Il denaro delle rapine, secondo quanto accertato dalla minuziosa attività di indagine condotta da Polizia e Guardia di finanza, veniva investito nel traffico di droga, ma anche all'estero in attività imprenditoriali in Lettonia con la complicità di imprenditori compiacimenti. 

La banda sgominata dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari aveva in mente di svaligiare un caveau ad Arzachena, un colpo da 20-25 milioni di euro. Lo si è appreso stamani in Procura, a margine della conferenza stampa degli inquirenti. Un'operazione molto simile a quella che, di recente, è stata messa a segno a Sassari, anche se al momento non ci sarebbero collegamenti con le 20 persone arrestate all'alba da Polizia e Guardia di Finanza. Il blitz al caveau di Arzachena sarebbe dovuto scattare l'estate scorsa, tra luglio e agosto, ma gli investigatori che stavano seguendo le mosse della banda hanno dato ordine di svuotarlo, portando via i 20/25 milioni di euro che erano custoditi. Nell'inchiesta affidata al sostituto procuratore Danilo Tronci, gli investigatori della Squadra Mobile hanno incrociato per settimane elementi raccolti in decine di altre inchieste sui traffici di droga e sul riciclaggio del denaro proveniente dalle rapine ai portavalori. È emerso così che alcuni dei capibanda, gli Arzu, avrebbero reinvestito i soldi in imprese commerciali in Lettonia.