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C'è una sola possibilità di trovare riparo sul tetto del silo, a sessanta metri d'altezza: il nastro trasportatore delle materie prime all'interno di un tunnel di lamiera con le pareti ancora intrise di carbone e pece. Rino Barca (Fim Cisl), Roberto Forresu (Fiom Cgil) e Daniela Piras (Uilm) ci devono trascorrere la maggior parte del tempo perché fuori piove e il vento soffia che è una bellezza.
E' il reparto più nocivo dello stabilimento Alcoa di Portovesme, dove gli impianti (e i servizi di manutenzione) sono fermi dal 31 ottobre 2012. "Consumiamo tante salviette per il viso – racconta Barca al telefono con l'ANSA – perché le folate fanno volare le polveri, ed è come se non ci lavassimo da settimane". In realtà solo dalle 3.30 di domenica notte, da quando hanno deciso di dar via alla clamorosa protesta – forse l'ultima, sperano – perché vorrebbe dire che il governo Renzi è riuscito a convincere Glencore, la multinazionale svizzera interessata all'acquisizione dello smelter, ad accettare le condizioni proposte nell'ultimo di una lunga serie di tavoli.
Barca, 59 anni, una moglie e due figli, è alla sua seconda esperienza sul silo. "La prima volta salii nel 2012 e ci rimasi per quattro giorni. Allora – spiega – c'era il problema della fermata degli impianti Alcoa e chiedevamo che avvenisse in modo graduale. Fu un gesto dettato dalla disperazione". Come l'ultimo: "Ho una responsabilità morale, cosa posso dire a chi sta per perdere anche gli ammortizzatori sociali? E' questo che mi tormenta".
Roberto Forresu, 52 anni compiuti lunedì a 60 metri di altezza, non sente la stanchezza. "Eppure sono l'ultimo che va a dormire e il primo che si alza", dice. A casa l'aspetta sua moglie. "Abbiamo parlato ed era d'accordo, sa bene che faccio questo nell'interesse dei lavoratori, dei quasi trecento che entro il 2016 si troveranno senza il paracadute della Cig". Sul silo ha portato qualcosa da leggere, "ma non ho tempo, perché il telefono squilla di continuo, per questo ho con me tre caricabatterie".
"L'altra notte – ammette l'unica donna che protesta con i colleghi, Daniela Piras, 39 anni della Uilm – è stato davvero difficile. Non ho preso sonno per il rumore della pioggia contro la lamiera del tunnel, sono stanca, il mio corpo è irrigidito dal freddo, e ovviamente mi piacerebbe molto fare una doccia".
Ma non ha intenzione di scendere giù, e non cambia idea nemmeno quando apprende dell'incontro del governatore Pigliaru col sottosegretario De Vincenti. "Il Governo conferma il suo impegno affinché rimangano aperte le prospettive di ripresa del sito Alcoa – dichiara il presidente della Regione – Nei prossimi giorni saremo tutti impegnati a lavorare per raggiungere questo obiettivo".
"Ma sulla volontà di tenere Glencore ancorata al tavolo si era già espresso", commenta la Piras. Iniezioni di coraggio arrivano invece dalle tante manifestazioni di solidarietà ricevute in questi giorni, dai colleghi della Portovesme srl e dell'Enel ai consiglieri regionali di centrodestra e centrosinistra, sino ai sindaci del Sulcis Iglesiente che domani a mezzogiorno saranno sotto il silo. Ma i tre 'irriducibili' verranno giù solo per un buon motivo. "Siamo saliti con niente in mano – dice Barca – non possiamo tornare indietro senza aver ottenuto nulla".