Nei primi due mesi del 2016 hanno abbassato definitivamente la serranda nell'Isola 313 imprese nel commercio al dettaglio e 136 aziende nel settore alloggio e somministrazione. E non fa eccezione nemmeno il commercio su area pubblica (-18 attività) che invece negli ultimi quattro anni aveva consegnato saldi costantemente positivi. In 60 giorni chiuse 416 attività. Sono i dati forniti da Confesercenti in un dettagliato report.
"La politica delle liberalizzazioni del decreto Salva Italia ha creato più danni che vantaggi, soprattutto in Sardegna – afferma Roberto Bolognese, presidente provinciale Confesercenti Cagliari e vice presidente vicario Confesercenti Sardegna – non c'è stato un risveglio dei consumi, anzi, una contrazione grandissima che ha creato questo disastro". E nei prossimi due anni sarà peggio, sostiene l'associazione.
"Nell'area vasta di Cagliari si stanno per realizzare 70 mila metri quadrati di nuovi centri commerciali, che applicano aperture incondizionate, una situazione che i piccoli commercianti non possono sostenere – continua Bolognese -. È necessaria e urgente una legge che regolamenti queste nuove aperture, perché si corre il rischio di mettere in ginocchio definitivamente il commercio al dettaglio".
"Chi tiene aperto – insiste l'organizzazione – non fa grandi affari. I dati recentemente diramati dall'Istat ci dicono che a gennaio le vendite al dettaglio restano ferme – afferma Gianbattista Piana, direttore Confesercenti Sardegna – l'indice del valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità che dei prezzi presenta una variazione nulla rispetto a dicembre 2015. Nella media del trimestre novembre 2015-gennaio 2016, il valore delle vendite registra, invece, una variazione negativa dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Nel confronto con gennaio 2015, invece, va ancora peggio".







