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La prima fiction sull'Isis e' arrivata in Italia, e lo ha fatto con una storia da cui si evince tutto il dramma del terrorismo… per i musulmani. 'Jwan', il film del regista iracheno Ali Al Jabri, dopo Cannes e' stato proiettato in prima nazionale ieri sera al 'Life after oil film festival' a Stintino (Sassari) e racconta il dramma di un fratello e una sorella iracheni rapiti e trucidati da sanguinari miliziani. Il documentarista di Bassora avrebbe dovuto essere presente, ma per la sua attuale situazione, colpito da un lutto per l'uccisione del fratello morto combattendo contro le truppe di Daesh, e minacciato dai fondamentalisti – come ha raccontato egli stesso all'Ansa – non ha potuto uscire dal suo Paese.

Prodotto lo scorso gennaio Jwan, in 29 minuti, descrive in modo crudo il dramma di un villaggio messo a ferro e fuoco: gli omicidi a sangue freddo, gli stupri, i rapimenti. Nelle mani del convoglio dalle bandiere nere rimangono, appunto, Jwan, giovane donna che ha visto trucidare la sua famiglia, e il fratello, che viene risparmiato perche' panettiere, un mestiere prezioso, per chi si sposta nel deserto. Jwan viene violentata dal capo della banda, e tenuta a sua disposizione, e quando il fratello riesce a raggiungerla viene scoperto e scatta la terribile punizione. Accusati di incesto, fratello e sorella vengono esposti a una sorta di pubblico giudizio sommario e ammazzati in un crescendo di rabbia. Quindi un elicottero, fuoricampo (visto attraverso le immagini strumentali di un attacco), mitraglia tutti e con una bomba mette fine alla scena, e al film. Essenziale, cruento ma non pulp, Jwan non rimane per le scene (per quanto forti interpretate con qualche evidente ingenuita') ma per il valore testimoniale, la sofferenza di milioni di persone "prime vittime" del terrorismo 'in casa loro'. Musulmani sciiti, minoranze etniche cristiane, arabo-cristiani, le cui sofferenze non sempre, secondo l'autore, "sono tenute sullo stesso piano di quelle delle vittime occidentali" dalla nostra opinione pubblica.

"Ho scelto di rappresentare la violenza del Daesh attraverso la punizione di un inesistente incesto per far saltare l'alibi di questi assassini che usano a loro piacimento la sharia infangando la religione e le genti islamiche. Il mondo deve sapere che loro non sono l'Islam". E deve comprendere e rendere onore al fatto che ogni giorno, in Medio Oriente, qualcuno paga il prezzo della guerra a Daesh. Jwan e' solo un film ma "anche un film puo' combattere l'Isis", ritorcendogli contro la stessa forza cinematografica usata dai guerriglieri neri.