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Una retribuzione mensile di 780 euro al mese per tre anni ai disoccupati e un sostegno di 450 euro netti per chi non può lavorare. E' quanto prevede la proposta di una legge regionale per il lavoro presentata stamattina dal Comitato sardo per il lavoro costituito da Confederazione sindacale sarda, Fronte Indipendentista Unidu e Altra Sardegna. L'obiettivo: far fronte al crescente impoverimento della popolazione ("147 mila famiglie sarde bisognose di sostegno e 120 mila persone in cerca di un lavoro").

Come reperire le risorse? Con una spesa di 1,5 miliardi di euro l'anno che corrispondono alla metà delle risorse spese in Sardegna nel 2015 (2,9 miliardi) per avviare 5.364 procedure di gara pubblica. Di questi, 1,44 mld servirebbero a corrispondere i 780 euro (corrispondenti alla soglia di povertà relativa), e 60 milioni per garantire i 450 ad almeno ottomila persone impossibilitate a lavorare e che non fruiscono pensione né altro genere di aiuto. "Non si tratta di un'operazione assistenziale – ha precisato Giovanni Nuscis di Altra Sardegna. I 780 euro sarebbero erogati dietro l'impegno lavorativo settimanale dai due ai quattro giorni, a seconda delle competenze. Si tratterebbe di attività scelte dentro progetti che partono dalla vocazione dei territori (tutela del patrimonio ambientale e culturale, turismo, agricoltura, cura della persona) e che nascerebbero dal basso, elaborati dai Comuni".

Prevista anche una forma di controllo sistematica attuata dalla Regione. "Obiettivo della proposta è che tutti i disoccupati sardi possano trovare un impiego perché la dignità è componente imprescindibile di ogni essere umano", ha aggiunto Maria Grazia Pippia del Fiu, mentre Vincenzo Monaco del Css ha illustrato le fasi del progetto: "Invitiamo a costituire in ogni Comune e Unione di Comuni un "Comitato per i progetti e per il Lavoro" entro il 31 dicembre 2016, per arrivare entro il 31 marzo 2017 a una prima sintesi di idee e organizzazione dei progetti da finanziare".