"Condividiamo pressoché all' unanimità le istanze dei pescatori, ci siamo presi ventiquattro ore di tempo per contattare il Governo e capire come si può uscire finalmente da questa impasse".
Lo ha dichiarato Roberto Capelli (Cd), uno dei membri della commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito – in questi giorni in missione in Sardegna – dopo l'incontro a Capo Frasca con i pescatori che anche oggi hanno protestato bloccando con le barche in mare le esercitazioni in attesa che la Difesa apra il dialogo sulle aree interdette e sugli indennizzi, mai previsti per la marineria di Oristano, la più importante dell'Isola. Un altro commissario, Edmondo Cirielli (Fdi), ha fatto notare che "da oltre un anno il presidente del Consiglio disattende la risoluzione adottata dalla commissione Difesa, con la quale si chiede adeguata attenzione ai diritti dei pescatori della zona soggetta a limitazioni nel mare antistante il poligono di Capo Frasca per giuste esigenze della Difesa nazionale". Per questo, ha annunciato, "presenterò un'interrogazione urgente al premier, perché dia il via libero finanziario che consenta il rispetto della risoluzione". Quella di Capo Frasca è la terza tappa della missione in Sardegna della commissione dopo le visite ispettive nel poligono di Perdasdefogu-Quirra e nel deposito di Guardia del Moro, a Santo Stefano, nell'arcipelago di a La Maddalena. Anche oggi i commissari ascolteranno sindaci del territorio e sindacati dei lavoratori. Le audizioni proseguiranno nel tardo pomeriggio in Prefettura a Cagliari.
Pescatori esasperati, blocco esercitazioni o oltranza. Nessuno stop di 24 ore all'azione di protesta con il blocco delle esercitazioni a mare davanti al poligono di Capo Frasca. Anzi, l'esasperazione dei pescatori, orfani degli indennizzi, cresce. Tanto che i rappresentanti delle marinerie e delle associazioni della pesca dell'Oristanese incontreranno in serata il prefetto vicario Paola Dessì per sottolineare che la situazione "non è più controllabile". "Sino ad oggi abbiamo garantito che nessuno facesse colpi di testa – spiega all'ANSA Gabriele Chessa di Legacoop – ma in assenza di risposte dalla Difesa gli animi si stanno esacerbando e non siamo più in grado di garantire niente. Auspichiamo quindi che l'impegno preso dalla commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio, che abbiamo incontrato oggi, per interloquire da subito con il ministero dia i suoi frutti e arrivino i segnali sperati". Domani, quindi, si replica: ancora una volta scatterà il doppio presidio in mare, al limite della cosiddetta 'campana di sgombero' che delimita la zona rossa delle esercitazioni, e a terra davanti ai cancelli della base.







