''Ma quale Giornata del Teatro! Doveva essere una festa, ma se a pagare devono essere i lavoratori vuol dire che il ministro non ha il polso della situazione in cui versa il teatro italiano''. L'affondo arriva alla vigilia della prima edizione di Teatri Aperti, giornata indetta per il 22 ottobre dal ministro di beni culturali e turismo, Dario Franceschini, in cui, almeno secondo i piani, tutti i teatri d'Italia avrebbero tenuto le porte aperte ''con spettacoli gratuiti ed eventi, da mattino a sera'', per avvicinare il pubblico e allargare la platee. Ma la festa rischia il flop, almeno secondo Facciamolaconta, libera aggregazione di 1053 attori, che dalla Sala Nassirya del Senato oggi protesta contro ''un'iniziativa imposta, male ideata e organizzata. Una giornata che si voleva gratis per il pubblico, con remissione totale per artisti, tecnici e produzioni. Un irresponsabile gesto che ancora una volta non riconosce la dignità di un lavoro e ignora lo stato di crisi occupazionale del settore''. Un conto, spiegano, sono i teatri pubblici, le cui spese sono comunque coperte, altro sono i privati. ''Un ministero non dovrebbe chiedere di lavorare gratis, ma attivarsi per offrire la festa. Avete mai visto il ministro della Sanità indire la giornata dello screening gratuito senza garantire la copertura economica? – chiedono – Se è vero che è promossa con Agis e Siae, allora perché non si sospendono i pagamenti?''. Il risultato, proseguono spulciando l'elenco sul sito del Mibact, ''è un fallimento'': appena un centinaio di teatri aderenti su più di 2 mila. ''Qualcuno ha inventato improvvise ristrutturazioni per restare chiuso – dicono – Altri sono sotto scacco perché ricevono finanziamenti dallo Stato. Solo l'Eliseo di Roma e l'ERT in Emilia Romagna hanno avuto coraggio di opporsi pubblicamente''. E allora, per ovviare ai costi altrimenti non sostenibili, qui e lì si opta per soluzioni fantasiose, che di teatrale hanno poco: in Sicilia c'è chi fa suonare studenti e in Toscana chi propone oratori corali, compagnie di anziani, mostre fotografiche. Gettonatissime le visite guidate ''con l'unico effetto di musealizzare i teatri'', e si offrono anche ''porte aperte al botteghino''. ''Nel Lazio aderiscono 4 teatri, quando solo Roma ne ha 60 – proseguono da Facciamolaconta – Di questi, il Quirino proietta l'Amleto di Zeffirelli, l'Opera risulta aderente ma i biglietti del Ballo in maschera sono regolarmente in vendita, il Teatro di Roma offre visite all'India e una prova aperta di Popolizio all'Argentina solo per 80 persone''. La protesta, dicono, ''arriva dopo che da mesi chiediamo un incontro al ministro'' con un appello (cui aderiscono, tra i molti, Maddalena Crippa, Mariangela D'Abbraccio, Elio De Capitani, Maurizio Donadoni, Iaia Forte, Paolo Graziosi, Luca Lazzareschi, Manuela Mandracchia, Laura Marinoni, Daniele Pecci, Mariano Rigillo) per ''il riconoscimento giuridico della categoria, il rinnovo del contratto nazionale, sussidi di disoccupazione, accesso a maternità, malattia, pensione''. Intanto sulla Giornata del teatro, i senatori Alessia Petraglia e Fabrizio Bocchino (Sinistra Italiana) presentano oggi un'interrogazione a Franceschini. ''Sarebbe stato necessario finanziare la giornata – dice la Petraglia – Ancor più è necessario un finanziamento vero al teatro, così da abbassare il costo dei biglietti, garantire lavoro. Serve coinvolgere la scuola. E l'intervento pubblico anche per i privati, perché la cultura non è un costo ma un investimento''.
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Giornata Teatro tra proteste e rischio flop







