Anche oggi i lavoratori precari delle Province si sono presentati in via Roma sotto il Consiglio Regionale per manifestare le loro preoccupazioni. Il presidio non ha più un aspetto temporaneo, ma sono decisi a presenziare dinanzi al Palazzo, fino a quando non usciranno delle soluzioni concrete. Al momento della riforma che prevedeva il superamento delle province, la politica aveva assicurato che nessun posto di lavoro sarebbe andato perso, ma i fatti oggi raccontano un’altra verità.
Da un anno 120 lavoratori precari delle province sono a casa con ammortizzatori sociali che presto termineranno. Soldi pubblici che potevano essere adoperati diversamente, considerando che, fino a quando esistono le province, i servizi devono essere erogati sul territorio. A complicare la situazione degli enti intermedi si è palesato un forte ridimensionamento degli organici (in tre anni si è passati da 2000 dipendenti a poco più di 1000) in seguito ai turn-over, alle mobilità e naturalmente ai blocchi delle nuove assunzioni.
Esiste una reale difficoltà ad erogare i servizi per carenza di personale, come ha evidenziato lo stesso Amministratore Straordinario della Provincia di Cagliari in una missiva di giugno 2016, inviata all’Assessore Erriu e alle Commissioni interessate e nonostante un impegno assunto il giorno 28 settembre, dalla Presidenza del Consiglio e i Capi Gruppo Consiliari, davanti a CGIL, CISL e UIL, ad oggi non è giunta nessuna rassicurazione per questi lavoratori. Intanto i precari auspicano che il governo regionale possa trovare una soluzione che tenga conto della professionalità acquisita nel decennale servizio. Continuando di questo passo il rischio è che a pagare il prezzo di questa situazione di paralisi creata dalla riforma siano i lavoratori e i cittadini.







