Tante persone, donne e uomini, hanno partecipato al flash mob promosso da un gruppo di attiviste sassaresi in tema di diritti, parità e giustizia. Hanno letto i nomi delle 98 vittime di femminicidio registrate in Italia nel 2016. E hanno letto, accanto al nome, il grado di parentela con il loro carnefice.
La lista si conclude con Anna Doppiu, sassarese, 64 anni, arsa viva dal marito, Nicola Amadu, di 69, alcune sere fa. Poi i manifestanti hanno sistemato sulla scalinata di piazza Monica Moretti, medico sassarese, anche lei vittima di femminicidio, alcune scarpe rosse, simbolo universale della lotta contro la violenza sulle donne. "Oggi il nostro pensiero non è solo per quello che è successo a Sassari, che ci scuote particolarmente, ma per tutte le donne uccise, spesso da un familiare", spiega l'organizzatrice, Luana Farina.
"Non c'è bisogno di ulteriori punizioni, ma di fare più prevenzione", dice. Le richieste sono tante: "Vogliamo le case protette per le donne che si ribellano, ma chiediamo percorsi di recupero e rieducazione per chi si rende responsabile di maltrattamenti – sottolinea Farina – chiediamo che si lavori per limitare il disagio morale in cui oggi sono costrette le famiglie, e sosteniamo il ritorno all'educazione civica nelle scuole, occorre introdurre una vera cultura del rispetto". Secondo Giovanni Salis, rappresentante di Emergency, "c'è grande amarezza, è una questione di educazione e di civiltà, ripartiamo dalla scuola".







