La legge 107 non verrà rimessa in discussione. Le richieste di referendum sulla Buona scuola non hanno raggiunto il numero di firme necessario. La notizia era stata anticipata lo scorso ottobre dallo stesso Comitato referendario che pure per settimane aveva assicurato che il traguardo era invece stato raggiunto. Oggi l'ufficializzazione da parte della Cassazione. Con un'ordinanza depositata stamattina la Suprema Corte ha dichiarato "non conformi a legge" perché "non risultano appoggiate dalle firme di almeno 500.000 elettori" le richieste di referendum relative a quattro disposizioni della riforma. Non ha raggiunto il quorum l'abrogazione delle norme sui finanziamenti privati alle scuole che ha raccolto 484.395 firme. E sotto il tetto previsto dalla legge sono rimasti anche gli altri quesiti: 486.820 firme per l'abrogazione delle norme sul potere discrezionale del dirigente scolastico di scegliere i docenti, 467.461 per cancellare le disposizioni sull'alternanza scuola-lavoro e 489.019 per dire no al potere dei presidi di scegliere i docenti da premiare economicamente. Il fatto che non si sia raggiunto il numero di firme necessario "non vuol dire che si sospende la battaglia sulla scuola e sulla 'Buona scuola', che come noto per noi buona non è", ha commentato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso che, tuttavia, ha invitato il sindacato a una riflessione "per capire come mai non ha raggiunto il numero di firme necessario", la cui raccolta era stata promossa da un comitato composto da diverse organizzazioni tra movimenti, associazioni e sindacati, tra cui anche la Flc-Cgil. Un'idea su come è andata ce l'hanno, invece, i senatori Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino (Sinistra Italiana – Altra Europa con Tsipras). "Il mancato raggiungimento del numero di firme per i 4 referendum abrogativi della cosiddetta 'Buona scuola' pone con estrema evidenza il problema del funzionamento del sistema di informazione in Italia e del suo rapporto col potere economico e governativo" sostengono spiegando che "le ragioni di chi ha raccolto le firme sono state divulgate solo attraverso i social network", e "la mancanza di informazione imparziale ha tagliato fuori chi non sa usarli, a cominciare da molti anziani". "La valanga di ricorsi e contestazioni, le tante classi ancora prive di insegnanti e i tanti studenti disabili ancora senza sostegno danno però ragione – conclude Bocchino – a chi ha tentato la strada referendaria per modificare una legge pessima imposta con il voto di fiducia".
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Scuola: per referendum su riforma firme non bastano







