lavoro-sindacati-and-quot-accordo-regione-and-egrave-una-prima-risposta-and-quot

"L'accordo raggiunto oggi con l'Assessorato del Lavoro offre una prima risposta alla necessità di sostegno al reddito per i lavoratori delle aree di crisi della Sardegna, con priorità per quelle complesse, così come indicato dal decreto legislativo che ha aumentato fino al 50% la possibilità di spesa dei residui delle risorse già assegnate alle Regioni per gli ammortizzatori in deroga nell'ultimo triennio". E' quanto si legge in una nota di Cgil, Cisl, Uil, Confsal e Ugl, a seguito dell'accordo con la Regione.

"È evidente – commentano i sindacati – che quel decreto da una parte consente di prorogare gli ammortizzatori in attesa di una ripresa dei settori produttivi, ma dall'altra rende palese il disimpegno del Governo dall'onere di coprire con fondi propri quanto promesso per le aree di crisi complessa". Resta aperto poi il problema dell'insufficienza delle risorse a disposizione per soddisfare i bisogni di una regione che ha subito troppi licenziamenti e che, nelle stesse aree di crisi, ha molte mobilità in deroga ma poche casse integrazioni, le sole per le quali il Governo ha previsto risorse aggiuntive. Si auspica che dagli incontri con i sindacati previsti domani con il presidente del Consiglio Renzi e con il sottosegretario De Vincenti si possa compensare questa carenza, anche con l'obiettivo di accompagnare la realizzazione del patto per la Sardegna sottoscritto a luglio.

Il Governo ha praticamente affidato alla Regione la responsabilità di individuare le priorità di spesa degli eventuali propri fondi residui del triennio, fissando alcuni paletti all'interno dei quali sono stati definiti i termini dell'accordo. I sindacati hanno trattato a lungo con la Regione per garantire pari opportunità d'accesso ai lavoratori in difficoltà appartenenti alle diverse aree di crisi (complessa e non), ottenendo anche l'impegno dell'assessorato del Lavoro a reperire dal ministero le somme che dovessero mancare a coprire il fabbisogno, oppure a predisporre misure alternative di politiche attive del lavoro".