Bufera nel palazzo di Giustizia di Tempio Pausania. Il giudice Vincenzo Cristiano, 48 anni originario di Napoli, in servizio in qualità di Gip e Gup, è stato arrestato per corruzione in atti giudiziari e corruzione per l'esercizio della funzione. I Pm della Procura di Roma, competente per reati attribuibili a magistrati sardi, Paolo Ielo e Stefano Rocco Fava, avevano chiesto la misura cautelare in carcere, ma il Gip Giulia Proto ha ritenuto sufficiente gli arresti domiciliari. Lo stesso provvedimento ha colpito due imprenditori: Umberto Galizia, 45 anni di Napoli, e Manuel Spano, di 38 di Olbia, titolare della Centro Musica, società che si occupa di service audio per spettacoli e feste, anche in Costa Smeralda. Pesante il quadro accusatorio: il giudice avrebbe favorito processualmente i due imprenditori indagati, legati a Cristiano da vecchia amicizia, in cambio di regalie.
Non passaggi di denaro, dunque, ma "utilità" per agevolare Spano e Galizia nei procedimenti penali in cui si fossero trovati coinvolti. Spano, in particolare, era stato assolto dal giudice di Tempio dall'accusa di stalking, "omettendo di astenersi – si legge nell'ordinanza di 34 pagine – nonostante il rapporto di amicizia che legava i due". Lunga la lista dei 'regali' ricevuti dal giudice dagli imprenditori e accertati durante le indagini grazie anche a intercettazioni ambientali e telefoniche: stoviglie per un ristorante a San Teodoro del quale Cristiano era socio; l'utilizzo gratuito di un immobile a Olbia; l'acquisto a prezzi stracciati di una Smart; un Pc Apple; il prestito di un furgone per il trasporto da Napoli alla Gallura delle merce fornita per il ristorante; la restituzione della refurtiva rubata in casa del giudice. Per il Gip di Roma "emergono pacificamente gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati" e la misura cautelare è giustificata dal pericolo di inquinamento delle prove e dalla possibile reiterazione dei reati.
Per Cristiano gli arresti saranno nell'abitazione della madre a Pozzuoli: a Olbia, infatti, vive con la compagna russa che però, sottolinea il Gip Proto, "ha piena conoscenza delle vicende corruttive, situazione che rende inadeguata la misura degli arresti domiciliari" in questa casa. L'inchiesta ha preso le mosse in Sardegna a seguito di pressioni esercitate da Cristiano – è detto nell'ordinanza – ai carabinieri di Olbia dopo un controllo fatto da questi ultimi nei confronti della società che gestisce il ristorante di San Teodoro, la Farvic, della quale il giudice, come detto, era socio. Nell'ambito dell'inchiesta è emerso che uno dei soci (le cui quote di Cristiano furono cedute al fratello avvocato dopo il controllo dei carabinieri) è Cristian Ambrosio, coinvolto in indagini per un traffico di cocaina.
Secondo quanto indicato nell'ordinanza, il Gip di Tempio avrebbe avvicinato il Pm Ginevra Grilletti, titolare di un fascicolo su Ambrosio, annunciandole che doveva parlarle di un suo procedimento. "Avevo capito che si trattava di un suo amico – ha dichiarato la Pm al procuratore di Tempio – e sono andata a dirgli di non permettersi più di parlarmi di cose mie di lavoro". Cristiano, si legge ancora nell'ordinanza, "forniva un supporto giudiziario (sotto forma di consigli) ad indagati presso il distretto di sua appartenenza non occasionalmente ma con frequenza preoccupante". Una condotta "non episodica" che testimonia, scrive il Gip di Roma, "la scarsa propensione al rispetto delle regole da parte del magistrato".







