"Non abbiamo brindato dopo la vittoria del "no". A dirlo, oggi nel corso di una conferenza stampa, è stato il presidente dell'Upi, l'Unione delle province italiane, Achille Variati. "Non siamo le Province di ieri, elette dai cittadini e con i costi di allora. Dopo la riforma Delrio del 2014 abbiamo cambiato il volto alle Province, efficientato la spesa, ridotto il personale del 50% e fatto delle Province la "casa" dei comuni. Con la vittoria del no le Province rimangono incardinate nella struttura costituzionale della Repubblica ma non vogliono tornare assolutamente a essere le vecchie province di un tempo: le cicale sono altrove, non più qui". Piuttosto, ha spiegato Variati, la legge Delrio "ha bisogno di un tagliando e in tal senso ci candidiamo a fare un lavoro con il Governo" ma chiudere le Province "sarebbe un errore". Variati ha evidenziato che le attuali Province costano al cittadino italiano 80 centesimi l'anno. In particolare, nel 2013 la spesa corrente delle Province è stata di 7,5 miliardi, quest'anno è scesa a 4,8 miliardi, con un taglio pari al 37% che le Province hanno affrontato efficientando e razionalizzando servizi e partecipate. Con le manovre finanziarie, i tagli per le Province sono stati di 650 milioni nel 2015, di 1,3 miliardi nel 2016 e saranno di 1,950 miliardi il prossimo anno, "ma così le Province vanno in dissesto", ha lanciato l'allarme Variati. Dei dipendenti, che nel 2014 erano 43 mila, ben 23 mila sono stati trasferiti a Regioni, Comuni, uffici giudiziari o prepensionati e solo per 472 si cerca una sistemazione "che a breve si troverà se le Regioni faranno le loro parte". Insomma, è stata fatta la più grande operazione di trasferimento del personale mai avvenuta, ha assicurato Variati.
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Referendum: Province, non abbiamo brindato per vittoria "No"







