Verifica ancora in salita e rimpasto tutto da definire nella crisi in Regione, aperta di fatto, dopo l'esito referendario e la valanga di No in Sardegna, con le dimissioni di due assessori, Gianmario Demuro agli Affari Generali e Elisabetta Falchi all'Agricoltura, e l'uscita dalla maggioranza dei Rossomori, che seguono a ruota il Prc, fuori dalla coalizione da oltre un mese. Saltato il primo confronto tra il presidente della Regione Francesco Pigliaru e i 34 consiglieri della maggioranza, che si sarebbe dovuto tenere lunedì e che slitta di qualche giorno a causa di impegni di alcuni esponenti, ora è aperta la discussione sui temi del confronto.
Mentre, infatti, il vertice era atteso soprattutto dall'intergruppo Sel-Cd-Upc-La Base-Socialisti per definire le questioni legate agli incarichi per il rinnovo dell'ufficio di presidenza dell'assemblea sarda – in ballo c'è l'elezione di uno dei tre questori tra la riconferma di Alessandro Unali (Sinistra Sarda) e Anna Maria Busia (Cd) – all'ordine del giorno c'è ora anche il valzer degli assessori e delle deleghe. Tra gli alleati del Pd, con il quale il governatore ha già avuto un primo contatto, c'è qualche perplessità: chiamare a raccolta i consiglieri prima di incontrare i partiti ha fatto storcere il naso a qualcuno. I tempi però sono stretti e tutti vorrebbero chiudere al più presto una verifica "aperta da troppo e non ancora chiusa".
Dopotutto c'è da scrivere la Finanziaria, non ancora approvata dalla Giunta, e da portare a compimento alcuni provvedimenti e riforme. Intanto impazza il "toto-nomi" che rispolvera alcuni esponenti già dati per certi all'epoca delle consultazioni del primo governo Pigliaru – l'ex assessore del Turismo a Cagliari, Barbara Argiolas, l'attuale capo di gabinetto della Presidenza della Giunta, Filippo Spanu, o l'ex sindaco di Villasimius, Tore Sanna, ma anche il commissario per il Piano Sulcis, Tore Cherchi – e ne aggiunge di nuovi, come quello di Antonio Solinas del Pd, rimasto fuori nelle conferme sui presidenti di Commissione in Consiglio. Secondo Gianfranco Congiu, capogruppo del Partito dei Sardi, "è quanto mai necessario vedersi e confrontarsi per condividere le scelte. Noi continuiamo a lavorare per l'affermazione dei punti programmatici che, soprattutto dopo il voto referendario, ha bisogno di nuovo slancio in un clima di condivisione e non di piccole pulsioni personali". Secondo Attilio Dedoni, capogruppo dei Riformatori, "ora si pensa a convocare vertici per discutere della situazione politica, per inventarsi un salvagente che consenta di galleggiare nell'attesa che la crisi innescata dal referendum si risolva da sé o magari per spartirsi le poltrone rimaste libere nell'esecutivo, ma si continuano ad ignorare i problemi veri della Sardegna, che sono quelli che hanno determinato il risultato delle urne".







