Se i sardi non acquistano i prodotti locali allora basta convincerli a farlo. "Sardu, compora sardu", la campagna lanciata oggi dal movimento indipendentista Libe.r.u.-Liberos Rispetados Uguales, mira a questo, a sensibilizzare il consumatore e, se possibile, a condizionare il mercato. Come? "Sardu, compora sardu" è il marchio-adesivo da esporre nei negozi di generi alimentari, macellerie, B&B, servizi di ristorazione che aderiscono all'iniziativa.
Da oggi al 10 gennaio, giorno di partenza della campagna, saranno contattati gli esercizi. I commercianti interessati stipulano un accordo con Liberu e si impegnano al rispetto di tre condizioni: l'esercizio deve avere sede legale in Sardegna; deve privilegiare prodotti sardi nella scelta della merce da mettere in vendita; deve garantire, per quanto possibile, che il prezzo dei prodotti locali non superi quello dei non locali. In caso contrario l'esercizio sarà cancellato dall'albo che sarà aggiornato costantemente sul sito www.liberu.org e sulla pagina Facebook "Sardu, compora sardu".
"La campagna ha lo scopo di far crescere la richiesta di prodotti locali", ha spiegato il segretario del movimento indipendentista, Pier Franco Devias. Non solo. Questo "potrebbe persino avvicinare i giovani sardi al mondo della produzione agroalimentare". E magari invertire la tendenza: "Nonostante la quantità di terra fertile a disposizione, l'Isola importa l'ottanta per cento dei prodotti che si consumano". "Le cause di questo paradosso – ha concluso Devias – risiedono in una politica disattenta e incapace di progettare un rilancio di questo settore economico".







