Procedure più snelle, allineamento della durata dei progetti personalizzati, affidamento delle risorse agli enti locali, ruolo maggiore della Commissione tecnica competente. Cambia così il Programma regionale 'Ritornare a casa', per le persone non autosufficienti, con le modifiche approvate dalla Giunta su proposta dell'assessore della Sanità Luigi Arru.
Il programma, nato dieci anni fa, è finalizzato a favorire la permanenza nel proprio domicilio di persone in situazione di grave e gravissima non autosufficienza, che richiedono un livello assistenziale molto elevato.
Fino a tutto il 2016, le persone potenziali beneficiarie dell'intervento, o i loro familiari, rivolgendosi al Comune hanno potuto attivare un progetto personalizzato di sostegno alla domiciliarità, previa valutazione dell'equipe dell'Unità di valutazione territoriale (Uvt) del distretto socio sanitario e della Commissione tecnica regionale, istituita nella direzione generale delle Politiche sociali.
Nel corso di quest'anno sono stati approvati e ammessi a finanziamento 3.360 progetti, 2.779 dei quali cosiddetti ordinari, di primo livello, che riguardano persone dimesse da strutture residenziali a carattere sociale e/o sociosanitario dopo un periodo di ricovero non inferiore a 12 mesi; malati oncologici in fase terminale; persone con grave stato di demenza; con patologie non reversibili degenerative e non degenerative, con altissimo grado di disabilità; con patologie croniche degenerative con pluripatologia. 247 progetti sono stati, invece, classificati per disabilità gravissime e 334 per persone che si trovano in condizioni di dipendenza vitale e necessitano di assistenza continua, dalle 16 alle 24 ore al giorno.







