perch-and-eacute-la-sardegna-and-egrave-brutta

Ci voleva Vittorio Sgarbi per far aprire gli occhi a molti sassaresi e ai sardi in generale: il cosiddetto “orto botanico” è un mostro di cemento totalmente decontestualizzato che deturpa e ferisce la città di Sassari e con essa tutta la Sardegna. Il problema però non è questo singolo edificio, ma la mentalità da colonizzati che ha profondamente inquinato e abbruttito quasi tutte le nostre città e paesi, distruggendo e deturpando ciò che c’era di bello e sensato. Parlo del cemento e del bitume fatto colare sui ciottoli delle strade, dei giardini e delle ville buttate giù per costruire orribili palazzine, delle nuove chiese a geometrie futuristiche piene di orribili vetrate industriali d’importazione e soprattutto dei folli piani urbanistici che hanno portato cemento e calcestruzzo là dove c’erano orti, verde, torrenti e aree archeologiche.

Spesso – di ritorno dalla Corsica – mi sono chiesto il perché le nostre isole cugine abbiano subito una sorte così diversa. Tanto la Corsica e le sue bellezze paesaggistiche e architettoniche sono tenute come si deve, quanto la Sardegna è pesantemente violentata, inzozzata, deformata.

Molti rispondono spolverando il solito vecchio luogo comune sulla disunità dei sardi, il che – tradotto in soldoni politici – implica la non adesione dei sardi al movimento indipendentista e la loro subalternità al sistema dei partiti italiani variamente assortiti. Ma anche i corsi sono disuniti, perché non mi risulta che tutti i corsi votino o siano indipendentisti. La vera differenza sta invece nella debolezza del movimento indipendentista sardo rispetto a quello corso.

 In Corsica l’FLNC ha fatto della difesa dell’ambiente e del paesaggio un suo cavallo di battaglia e ha impedito fisicamente la costruzione di certi ecomostri. In Sardegna ciò non è avvenuto e l’isola è stata sempre amministrata dai partiti italiani che hanno concepito l’isola come una periferia priva di valore. Se gli amministratori pensano che la terra amministrata sia povera e che non possa produrre valore e che ciò che vi risiede – persone e saperi inclusi – rappresenti il “passato”, è ovvio che si spalancheranno le porte a chiunque veicoli idee di progresso e civiltà dall’esterno, anche se esse risultano calate dall’alto e quindi completamente fuori contesto. Che si tratti di sardi, di italiani o altro non importa, l’idea base è la stessa: ciò che è sardo non vale, ciò che non è sardo ha valore.

L’Orto botanico di Sassari è figlio di questa stolida logica coloniale, di cui le classi dirigenti nostrane, cresciuti nelle università sarde a marca italofona e italocentrica, sono imbevute fino al midollo. Se vogliamo che la nostra terra torni ad essere bella dobbiamo ripartire da lì, perché la mentalità coloniale è la madre di tutte le brutture.