Sono arrivati in massa gli studenti all’Auditorium “Pierluigi da Palestrina” a Cagliari, per poter incontrare, ascoltare, porgere domande al sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo, per capire come vive un “cittadino che si occupa di mafia” e chi rischia quotidianamente la propria vita.
Di Matteo ha parlato loro senza mezzi termini, con il peso disarmante di chi affronta, senza la pretesa dell’esaustività, un tema complesso e deflagrante quale la collusione mafia-politica. Il pm palermitano è da oltre vent’anni in prima linea nella lotta a Cosa Nostra.
Il suo intervento ha focalizzato l’attenzione su quella che ha definito “la mafia dal colletto bianco”, o meglio le collusioni mafia-politica che sono sempre esistite, visto che "mentre i mafiosi hanno piena consapevolezza di quanto sia importante avere legami con pezzi della politica e delle istituzioni, manca ancora da parte dello Stato la piena consapevolezza che per vincere definitivamente questa battaglia bisogna recidere questi legami".
L’incontro è stato fortemente voluto dal Comune di Monserrato, in collaborazione con la Pro Loco e il Movimento delle Agende Rosse "Emanuela Loi", attestato l'impegno a favore di un’educazione alla cittadinanza, considerata come la principale leva per contrastare l’illegalità.
Nino di Matteo ha indagato sulle stragi di Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e l’omicidio di Antonino Saetta. Le indagini che continua a dirigere lo hanno reso destinatario di ordini di morte da parte dei boss Totò Riina e Matteo Messina Denaro. Titolare della trattativa Stato-mafia, è il magistrato più a rischio nel nostro Paese. Di recente ha scritto, con il giornalista Salvo Palazzolo, il libro “Collusi", presentato a Cagliari. "Non si può accettare – ha sottolineato Di Matteo – che il fenomeno del condizionamento della mafia si intrecci con la storia del nostro Paese".







