Anni di "strada, polvere, pugni" e poi di "passione e cenere". Igort li racconta in 'My Generation', una storia di formazione iperrealistica e surreale che arriva in libreria per Chiarelettere, con all'interno foto, disegni, locandine, copertine di dischi, collage e strisce di fumetti, e con cui lo scrittore-artista sarà il 20 novembre a Bookcity, la festa diffusa del libro a Milano. "Credo che mi stessi avvicinando a quello che volevo fare, creare questo mondo alternativo. E 'Hunky Dory' fu il primo passo. Via da questo pianeta, verso un altro luogo" dice David Bowie nella frase riportata in epigrafe che rende lo spirito di questo memoir dove ci sono gli Anni di Piombo, Pasolini, la fantascienza, il diffondersi del punk, l'astro nascente appunto di Bowie, che campeggia nella copertina del libro, e di Lou Reed. Igort, nome d'arte del disegnatore, scrittore e musicista originario di Cagliari Igor Tuveri, classe 1958 – fondatore di diverse case editrici tra cui Coconino Press, che tutt'ora dirige, vincitore recentemente del Premio Napoli per la diffusione della cultura italiana nel mondo e nel 2003 del premio per la miglior graphic novel dell'anno alla Fiera internazionale del libro di Francoforte – racconta i sogni, miti, ambizioni e catastrofi degli anni Settanta, di una stagione irripetibile. Dagli anni Sessanta agli Ottanta "fatti di lustrini e teatralità" ripercorre, e in fondo rivive, "una cronaca disillusa sull'ultima grande rivoluzione del rock'n'roll", come ne parla l'autore, che vive fra la sua Sardegna e Parigi, e non lo fa per il "gusto dell'amarcord" ma per vedere come "in uno specchio riflesso" cosa siamo diventati. Tra fughe, viaggi in autostop, controcultura, musica glam e punk, fiumi di eroina e amici perduti ci troviamo da Cagliari nella Londra di Sid Vicious e poi Iggy Pop che in 'Lust for Life' dice "Basta torturare le mie cervella con l'alcol e le droghe". E Bologna con la bomba alla stazione, il Dams, Freak Antoni, Andrea Pazienza, Pier Vittorio Tondelli, l'omicidio della geniale critica d'arte Francesca Alinovi, "assassinata con quarantasette coltellate". Un viaggio nel tempo, Side A e Side B, che parte dalla provincia, dove protagonista è soprattutto la forza dei sogni, il desiderio di liberazione e la perdita dell'innocenza. In realtà, Igort ricordando le "chiome fluenti e unte" dei suoi amici racconta che da ragazzo "aveva in antipatia Kerouac, che con il suo On the Road era diventato l'idolo del fricchettonismo più becero e lercio, da strada appunto" e si domanda ancora come si sia potuto salvare dal trasformarsi "in delinquente abituale o eroinomane professionista" per poi capire che "forse fu la bellezza a salvarmi la vita, credo, quella bellezza che si annidava – dice nel libro – nell'odore di inchiostro fresco di una rivista appena stampata, nel sogno della rotativa che mi portava a visitare le edicole come fossero cattedrali dell'immaginazione".
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