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Matteo Renzi si è dimesso, aprendo così la crisi di governo. Da giovedì, alle 18, partiranno le consultazioni con il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini e il presidente emerito Giorgio Napolitano.  Le consultazioni saranno chiuse sabato con Forza Italia, M5s e Pd.
 
Dopo la direzione del Pd, Renzi è salito al Colle ed ha lasciato il Palazzo del Quirinale dopo un colloquio di quasi tre quarti d'ora con il Capo dello Stato Sergio Mattarella.
 
L'intervento di Renzi alla direzione del Pd –  "Siamo il partito – ha detto nel discorso di fronte al partito – di maggioranza relativa. Dobbiamo dare una mano al presidente della Repubblica a chiudere la crisi" di governo "nelle modalità che individuerà".  "Un passaggio interno" di riflessione sul risultato del referendum "sarà molto duro nella chiarezza che deve contraddistinguere il Partito democratico, ma dovrà arrivare dopo la crisi di governo che si dovrà aprire adesso". "Propongo – ha detto Renzi facendo intuire che lui non farà parte della delegazione – che ci sia una delegazione al Quirinale composta da uno dei due vicesegretari, Guerini, dal presidente" Matteo Orfini "e dai due capigruppo" Ettore Rosato e Luigi Zanda. "Propongo che la direzione sia convocata in modo permanente per consentire alla delegazione di venire a riferire quando vi saranno elementi di novità", aggiunge.
 
"Noi – ha detto Renzi in un altro passaggio – non abbiamo paura di niente e nessuno, se gli altri vogliono andare a votare, dopo la sentenza della Consulta, lo dicano perché qui si tratta tutti di assumersi la responsabilità. Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti".